Oscar Piattella


Mostre 2014

  

C'è una eredità bizantina e tardo-gotica che vive nel fondo di Oscar Piattella ed alimenta per incisività una pittura così attuale perchè figlia culturale del suo tempo: essa vive nel retaggio abbagliante della cosmologia figurata dalle tessere musive, nell'idea di riassumere l'intero mondo in un mosaico, uno scenario di mille pezzettini imbevuti di luce-colore, come nel cielo stellato del Mausoleo di Galla Placidia, con le note dominanti dell'oro dell'azzurro, così consone all'originario patrimonio illustrativo e sempre ritornate della civiltà figurativa adriatica.
Con cinquant'anni e più di pittura, nell'eremo di Cantiano, Piattella ha fatto i conti con la tormentata situazione artistica del nostro tempo: ha preso il bene e il meglio dove si trovava, eleggendo guide e compagni di viaggio di una lunga traversata dove la sua “maniera di vedere” si è precisata in coerente e raffinato sposalizio stilistico di natura e cultura. C'è densità di pensiero in una pittura che si presenta per via di grazia illustrativa quasi accecante, nella esternazione di un diorama gravido di suggestioni ed impressioni: albero mare cielo fuoco terra fossili ed altri elementi sono catturati dalla sensibilità e diventano immagine formalmente significante quando il pittore trova l'incanto della superficie in una gamma di colori persuasiva, ed invita alla contemplazione.

Duccio Trombadori

Non esiste anima senza mteria, l'una è inseparabile dall'altra.
C'era l'annuncio della materia nel suo farsi, nel divenire, in quegli alveoli cellulari, corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo, e nella poderosa eppure friabile costruzione dei “muri”. Ma ora c'è molto di più. Un passaggio limite mi viene incontro, mi attrae ad una distanza ravvicinata di osservazione, impensabile per la visuale canonica dello sguardo. Il magnetismo di una ortografia spaziale che pare sbocciata dalle simmetrie rinascimentali, è tanto forte da compiere un gesto profanatore.
Il colore si denuda, l'opera deve essere toccata.
Le dita scorrono sulle campiture fessurate, tra il segno solido di legni e tele e quello liquido di vernici e pigmenti. Ne esce il fremito primordiale del mondo che nasce

Anna Buoninsegni

Oscar è tornato stasera alle sue strade, ne accarezza i margini con la mano tutta calli e gemme; d'un tratto, la luce cola dalle dita come una striscia rossa di sangue. “Occorre stare qui e andare oltre...” - ora si dice-, il mondo una voce di terra nel cavo della mano. E pulsa dagli occhi l'inafferrato nulla, la luce che sfugge, trasuda un azzurro dalla sindone stesa sul ventre del giorno, mano stretta, svanita ( era buio, ansimava, la fronte china sull'argento vivo della sabbia).
“venite, andiamo, ombre, seguitemi ancora fino alla prossima stella”.

Fabio Scotto

L'uomo e l'artista imbastiscono con la minuzia sapiente delle mani di un sarto una testimonianza che è arte e vita: le linee non demarcano, non arginano, non definiscono confini e geografie ma trasportano linfa che scorre come acqua in un solco. Gli impasti sono ridotti al nimino, il colore è una quinta sottile, una pelle trasparente, una fragile membrana che solo all'apparenza si separa dal suo supporto. Ma ancora Oscar sottrae fino ad arrivare a scarnificare il suo stesso racconto che è polpa, è vita.

Catia Monacelli